C’era una volta un uomo che viveva in un piccolo villaggio dell’Armenia, commerciava in tappeti come tutti gli altri abitanti del villaggio, ed aveva una certa reputazione locale di saggezza. Conduceva vita molto ritirata e viveva solo, finché a un certo punto decise di prendere moglie e sposò una ragazza di un villaggio vicino, di parecchi anni più giovane.
La loro vita scorreva tranquilla: ogni sera l’uomo tornava dalla sua bot-tega, e mentre la moglie preparava la cena faceva un po’ di musica.
Suonava uno strumento ad arco armeno simile alla nostra viola, e mai per più di una mezz’ora. La moglie ascoltava in silenzio, sorvegliando la zuppa o l’arrosto. A dire il vero le sembrò presto che in quella musica ci fosse qualcosa di strano, e voleva chiedere che cosa fosse, ma a quel tempo le donne non facevano domande indiscrete ai loro mariti. Una sera capì improvvisamente cosa stava succedendo: suo marito suonava una nota sola, sempre la stessa! Avrebbe voluto chiedere qualche cosa, ma non ne aveva il coraggio.
Così passavano gli anni, finché, dopo diciannove anni di matrimonio, non poté più trattenersi e parlò così: «Perdona la mia impertinenza, caro marito, ma è da tempo che vorrei rivolgerti una domanda. Ho sentito altre persone suonare il tuo strumento, ed anche altri strumenti.
È vero che a volte suonano note molto lunghe, ma non ho mai sentito nessuno suonare sempre la stessa nota, senza cambiare mai. Che modo di suonare è dunque questo?».
L’uomo la guardò a lungo, quasi incredulo, poi sospirando e scuotendo la testa rispose: «O donna, grande in verità è la tua impudenza! Tuttavia sappi che coloro che suonano molte note fanno così perché stanno ancora cercando la loro nota, mentre io la mia l’ho già trovata molto tempo fa».

Calco

Ho avuto un padre convincente nel formare.

Da lui ho imparato praticamente tutto
quello che non mi serve per essere un uomo giusto e corretto
incarnando lui perfettamente l’ esempio negativo.
Ingenuo e arido padre.
Ho imparato che bisogna mettere al mondo figli
solo se si è in grado di amare,

che l’ unica ed essenziale qualità rispettabile di un uomo è la dignità,
che la Via giusta da prendere è quella più impegnativa e difficile,
che la mancanza di volontà è morte,
che la curiosità deve essere sopra tutto e
bisogna gioiosamente imparare tante cose,
leggere, studiare e stare in silenzio piuttosto che dire vanamente,
stare in silenzio,
imparare ad essere sinceri, lindi,
non giudicare e mai e poi mai lamentarsi,
che non esistono vittime in questo mondo,
e ad avere ideali e valori condivisibili.
In senso negativo mi è stato davvero padre e formatore encomiabile,
mi ha insegnato una volta su tutte che non esiste un’ autorità incondizionata
se non merita autorevolezza.
La sua rovina non mi ha scalfito minimamente
poiché lui ha fatto di tutto per farsi disprezzare.
Sono fortunato altrimenti sarebbe stata una delusione,
una sofferenza meno contenibile oggi.
È andata bene? Male? Non lo so.

Oggi? Cani

Io sono un cane bastonato
Sono un cane in gabbia,
bestialità ferita
Sono un uomo grigio

Uomo che non lascia più residui
Il mare dolce
Un figlio che abbandona casa
Un genitore senza fede
Il gioco che è finito a metà
Non comprendo l’uno e l’altro,
ma né uno né l’altro
Un Tao nascosto in tasca
Artificialissimo
L’attesa inutile
Sono il gomitolo di lana che affonda
nel centro del lago di montagna
Di notte
Questo anche oggi sono